Firmato l’accordo UE-Vietnam. Dazi contingentati per riso, funghi, zuccheri, etanolo, surimi, uova e altro

Dopo il trattato con il Mercosur, a fine giugno l’Europa ha firmato un altro trattato di libero scambio: questa volta col Vietnam. L’accordo prevede l’azzeramento o la progressiva riduzione dei dazi e delle barriere non tariffarie

Non era passato molto dalla firma del trattato, contestato, con i paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) che il Consiglio dell’Unione Europea (composto dai capi di stato e di governo degli stati membri e dal presidente della Commissione Europea) ha dato l’ok alla firma di un altro accordi di libero scambio. Questa volta si tratta del trattato con il Vietnam, le cui trattative si erano concluse diversi anni fa e al quale mancava soltanto il parere della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (arrivato nel 2017). Il trattato in questione si compone di due testi e in Italia ha trovato l’opposizione della Coldiretti. I due testi riguardano: uno l’accordo di libero scambio Ue-Vietnam; un altro la protezione degli investimenti.

Quel che più interessa il mondo dell’alimentazione è il trattato sul libero scambio. Il trattato prevede infatti, a seconda dei casi, l’eliminazione o la progressiva riduzione dei dazi su beni e servizi. Sia di quelli che dall’Europa vanno verso il Vietnam sia di quelli che provengono dal paese del sud-est asiatico. I due accordi entreranno in vigore in momenti diversi:

  • l’accordo di libero scambio, che riguarda settori di competenza esclusiva dell’UE, richiede solo l’approvazione del Consiglio e del Parlamento europeo prima di poter entrare in vigore
  • l’accordo sulla protezione degli investimenti, che, dal momento che riguarda settori oggetto di competenza concorrente, dovrà essere sottoposto alle pertinenti procedure nazionali di ratifica in tutti gli Stati membri prima di poter entrare in vigore. Per l’attuazione di tale atto si prevedono pertanto tempi molto più lunghi.
L’andamento dei dazi sui prodotti vietnamiti nei prossimi 7 anni
L’andamento dei dazi sui prodotti europei nei prossimi 10 anni

I valori e i numeri dell’accordo

Da anni Europa e Vietnam hanno dei rapporti commerciali rilevanti in cui è il nostro continente a vestire il ruolo di maggior importatore. La nostra bilancia commerciale è infatti fortemente squilibrata: nel 2018 siamo arrivati a importare, a livello di Unione Europea, oltre 42 miliardi di euro di beni e servizi, a fronte dei 13,8 miliardi di “acquisti” da parte del Vietnam. Dal paese asiatico importiamo soprattutto beni e servizi inerenti i telefoni, i computer e le scarpe da ginnastica.

La bilancia commerciale tra Ue e Vietnam

Quanto ai valori delle merci importate dall’Italia, secondo un’infografica della Commissione Europea le esportazioni italiane in Vietnam valgono 1,8 miliardi di euro mentre le importazioni sono pari a 2,5 miliardi di euro. Quanto al numero delle aziende interessate direttamente da questo accordo, in Italia le aziende che esportano in Vietnam sono 373 (dati Commissione Europea). La maggior parte di loro si trova nel nord Italia. Nel centro Italia ce ne sono 16 nel Lazio e 12 nelle Marche.

Spiega un comunicato del Consiglio d’Europa: “L’ALS [Accordo di Libero Scambio ndr] tra l’UE e il Vietnam è l’accordo di libero scambio più ambizioso mai concluso con un paese in via di sviluppo. Prevede la soppressione quasi totale (99%) dei dazi doganali tra i due blocchi. Il 65% dei dazi sulle esportazioni dell’UE in Vietnam cesserà non appena l’ALS entrerà in vigore e i restanti dazi saranno eliminati gradualmente su un periodo di 10 anni. Per quanto riguarda le esportazioni vietnamite verso l’UE, il 71% dei dazi cesserà al momento dell’entrata in vigore e i restanti saranno eliminati gradualmente su un periodo di 7 anni”.

Alcune delle merci a “contingente tariffario”

Alcuni prodotti agricoli in particolare, quelle che secondo l’UE sono da tutelare, sono sottoposte a “contingente tariffario” ciò significa che per un certo limite annuo saranno libere dai dazi. In particolare l’allegato 1 del trattato di libero scambio prevede l’esenzione dei dazi sui seguenti beni importati: uova di volatili e tuorli (fino a 500 tonnellate annue), aglio (fino a 400 tonnellate annue), granturco dolce (5 mila tonnellate annue), risi di varia tipologia (80 mila tonnellate annue), fecola di manioca (30 mila tonnellate annue), tonni (11500 tonnellate annue), Surimi (fino a 500 tonnellate annue), zuccheri vari (20500 tonnellate annue), funghi (350 tonnellate annue), etanolo (fino a 1000 tonnellate annue), mannitolo, sorbitolo, destrina e altri amidi e fecole modificati (fino a 2 mila tonnellate annue). Insieme ai dazi è prevista anche la rimozione di “molti degli esistenti ostacoli non tariffari agli scambi con il Vietnam e aprirà alle imprese dell’UE i mercati dei servizi e degli appalti pubblici del Vietnam, mentre l’IPA rafforzerà la protezione degli investimenti dell’UE nel paese“.

I motivi dell’opposizione della Coldiretti

Contro il trattato si è schierata la Coldiretti che ha puntato il dito contro lo sfruttamento minorile nella produzione di riso in Vietnam. “Con l’accordo di libero scambio con il Vietnam – ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – l’Unione Europea dà il via libera all’ingresso a dazio zero di 80mila tonnellate di riso lavorato, semilavorato e aromatico accusato di essere ottenuto con il lavoro minorile secondo la denuncia del Dipartimento del lavoro statunitense”.

Si tratta – ha proseguito Prandini – di una decisione sbagliata e contraddittoria in virtù della difficile situazione del comparto e della decisione dell’Unione Europea che da metà gennaio 2019 ha messo finalmente i dazi sulle importazioni provenienti dalla Cambogia e dalla Birmania (ex Myamar) che fanno concorrenza sleale ai produttori italiani”.

È necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro e la salute. In gioco – conclude la Coldiretti – c’è il primato dell’Italia in Europa dove il nostro Paese è il primo produttore di riso con 1,40 milioni di tonnellate su un territorio coltivato da circa 4mila aziende che copre il 50 % dell’intera produzione Ue con una gamma varietale del tutto unica su una superficie coltivata di circa 220mila ettari”.